RAGAZZI VI PREGO. Vi prego davvero. Non cascateci. NON CASCATECI. Prima che qualcuno lo inoltri, prima che parta il «oddio ma è vero???», prima che qualcuno scriva «incredibile dove siamo arrivati», prima che mia zia lo mandi in altri sette gruppi accompagnato da tre punti esclamativi e la faccina sconvolta: È GENAI. È GENERATO. È SINTETICO. NON È SUCCESSO. Non siamo davanti a un documento eccezionale che per qualche inspiegabile concatenazione cosmica è finito proprio sul vostro telefono alle 11:43 di un martedì mattina. È. GEN. AI. Guardatelo. GUARDATELO DAVVERO. Non fate quella cosa per cui lo guardate quattro secondi col cervello già in modalità «assorbimento passivo del contenuto» e poi decidete che siccome a una prima occhiata sembra plausibile allora evidentemente deve essere vero. È ESATTAMENTE COSÌ CHE VI FREGANO. È plausibile perché è stato prodotto precisamente per essere plausibile. Quello è letteralmente il punto. Non deve superare una perizia forense dell'FBI, deve superare il test «persona assonnata che scrolla col pollice mentre aspetta che bolla l'acqua della pasta». E purtroppo quel test lo supera benissimo. E NO, «però sembra vero» NON È UN'OBIEZIONE. CERTO CHE SEMBRA VERO. Se sembrasse un cartone animato bulgaro del 1974 non saremmo qui a parlarne. «Sembra vero» è praticamente la descrizione del problema. È come rispondere «però era convincente» quando ti spiegano che qualcuno stava cercando di convincerti. SÌ. APPUNTO. È QUELLO CHE STO DICENDO. Fermatevi mezzo secondo. Respirate normalmente, ma soprattutto RIACCENDETE IL CERVELLO CRITICO. Da dove arriva? Chi l'ha pubblicato per primo? Esiste una fonte? Esiste un'altra ripresa? Esiste QUALSIASI COSA al di fuori di questo singolo contenuto compresso, ricompressato, sottotitolato, screenshottato, scaricato, ricaricato e arrivato fino a noi attraverso una catena alimentare digitale che probabilmente comprende TikTok, Telegram, Facebook, un account con 14 follower chiamato REAL_TRUTH_887 e il gruppo «Condominio scala B»? Perché ormai siamo entrati nell'epoca in cui non basta più dire «l'ho visto con i miei occhi». I TUOI OCCHI NON HANNO FIRMATO NESSUN CONTRATTO DI AUTENTICITÀ. I tuoi occhi stanno ricevendo dei pixel. Dei pixel!!! E quei pixel possono essere fabbricati da una macchina mentre tu sei lì a dire «mah però l'ombra mi sembra coerente». MA QUALE OMBRA. QUALE COERENZA. Stiamo cercando di ricostruire la realtà facendo CSI: Miami su un video verticale a 480p con sopra scritto 😱😱 INCREDIBILE 😱😱. E già vi sento: «Eh ma ormai allora non possiamo credere più a niente». NO. Non ho detto questo. Non passiamo immediatamente dall'ingenuità totale al nichilismo epistemologico perché abbiamo scoperto l'esistenza dei generatori di immagini. Sto dicendo una cosa molto più semplice e infinitamente meno drammatica: PRIMA DI CREDERE A UNA COSA, CONTROLLATE. Fine. Non dovete conseguire un dottorato in computer vision. Dovete semplicemente resistere per trenta secondi all'impulso primordiale di premere INOLTRA. Perché poi succede sempre la stessa cosa. Uno lo manda. Un altro dice «assurdo». Un altro ancora «siamo alla follia». Qualcuno aggiunge una teoria completamente nuova che NON ERA NEMMENO PRESENTE NEL POST ORIGINALE. Dopo venti minuti abbiamo costruito collettivamente una realtà alternativa completa di movente, retroscena geopolitico, testimonianza del cugino di uno che «lavora nel settore» e inevitabile «i giornali naturalmente non ne parlano». E tutto questo parte da UN VIDEO CHE NON È MAI ESISTITO NEL MONDO FISICO. Quindi, ancora una volta, con affetto ma anche con il livello di tensione arteriosa di un controllore di volo durante un temporale: NON CASCATECI. È genAI. GEN. AI. Generato artificialmente. Inventato. Sintetico. Una sequenza di informazioni costruita per assomigliare a qualcosa che una telecamera avrebbe potuto registrare, ma che una telecamera NON HA REGISTRATO. E per favore non rispondetemi «eh però tra qualche anno sarà impossibile distinguerli». PUÒ DARSI. MA NOI STIAMO PARLANDO DI QUESTO, ADESSO. Non trasformiamo ogni conversazione in un TED Talk improvvisato sul futuro dell'umanità. Questo contenuto specifico è generato. Punto. Possiamo affrontare il collasso ontologico della civiltà occidentale DOPO PRANZO. E soprattutto: non condividetelo «anche solo per chiedere se è vero». Perché indovinate cosa vede la persona successiva? IL CONTENUTO. Non vede le vostre nobili intenzioni epistemologiche. Vede il video. Magari non legge nemmeno la domanda. Magari lo salva. Magari lo manda a qualcun altro. E improvvisamente siete diventati, vostro malgrado, il sistema circolatorio della disinformazione. Congratulazioni, siete un capillare. Quindi facciamo una cosa rivoluzionaria, una pratica antichissima ormai considerata quasi esoterica: NON FACCIAMO NIENTE PER TRENTA SECONDI. Non inoltriamo. Non commentiamo «se fosse vero sarebbe gravissimo». Non scriviamo «non so se è vero ma condivido». NON ESISTE «NON SO SE È VERO MA CONDIVIDO». Se non sai se è vero, QUELLO È ESATTAMENTE IL MOMENTO IN CUI NON DEVI CONDIVIDERE. È come dire «non so se questo pulsante faccia partire l'allarme antincendio, comunque lo premo e vediamo». Controlliamo. Cerchiamo la fonte. Vediamo se una cosa così enorme, incredibile, sconvolgente, apparentemente capace di cambiare per sempre la nostra comprensione dell'universo sia stata documentata anche, non so, DA QUALCUN ALTRO. E se scopriamo che è genAI — come in questo caso — facciamo la cosa più difficile che Internet abbia mai chiesto all'essere umano: LASCIAMO MORIRE IL POST. Non diamogli engagement. Non diamogli indignazione. Non diamogli il «ahah assurdo». Non diamogli nemmeno il «guardate quanto è inquietante l'AI», se questo significa continuare a farlo girare senza contesto. LASCIATELO LÌ. Abbandonatelo nel deserto algoritmico dal quale è venuto. Vi supplico. Per voi. Per me. Per le nostre famiglie. Per il concetto stesso, ormai stremato e claudicante, di «questa cosa è realmente accaduta». NON. CASCATECI. È. GENAI. Grazie per l'attenzione. Ora posso finalmente abbassare il telefono, bere un bicchiere d'acqua e fingere per cinque minuti che la realtà condivisa sia ancora un progetto collettivo sostenibile.